
Visite museali · Bomarzo · Italia
Il Sacro Bosco di Bomarzo
i mostri che un duca fece scolpire nei massi del suo bosco, e che poi nessuno guardò per trecento anni
Nel bosco sotto Bomarzo ci sono dei massi di peperino, di quelli che il vulcano ha lasciato dove capitava. A metà del Cinquecento Pier Francesco Orsini, che tutti chiamavano Vicino, fece venire degli scalpellini e glieli fece scolpire addosso, sul posto, senza spostarli: un orco con la bocca grande abbastanza da entrarci in piedi, un elefante che stritola un legionario, un drago assalito da tre cani, una casa costruita storta apposta. Non è un giardino all'italiana e non è nemmeno un giardino: non c'è simmetria, non c'è prospettiva, le figure non stanno in scala fra loro e sbucano dagli alberi una alla volta. Per trecento anni nessuno ci è più andato, e il bosco se lo è ripreso. Poi nel Novecento è tornato fuori, ci sono venuti Salvador Dalí e Michelangelo Antonioni, e da allora è il posto che tutti chiamano il Parco dei Mostri.
Come arrivarci
Il bosco non sta nel paese: sta sul fondo della valle, sotto Bomarzo, e ci si arriva senza salire in centro.
- Si esce dalla superstrada Orte-Viterbo, la SS204 Ortana, e si scende verso il paese: le indicazioni per il parco ci sono da lontano e sono quelle brune dei beni culturali
- I parcheggi dell'ingresso sono tre, gratuiti, e il primo è a 42.491858, 12.247657: sosta e pernottamento sono consentiti anche ai camper. Non c'è nessun servizio, né acqua né scarico né corrente, ma per passarci la notte il posto è silenzioso e tranquillo
- Il paese di Bomarzo invece sta in alto, con le vie del centro storico strette: per il Sacro Bosco non serve andarci, e con un mezzo lungo conviene non provarci
Informazioni pratiche
Durata due ore per il giro con calma, che è quello che chiede il posto; un'ora e mezza camminando senza fermarsi, ma le iscrizioni sono metà della visita e si leggono da vicino.
Prezzo 15 euro, 9 euro dai 4 ai 13 anni
Quando andarci tutto l'anno, chiuso solo il 25 dicembre
Adatto a ai bambini più che agli adulti, perché è l'unico museo in cui si sale sulle statue. Il percorso è di terra e di scalini scavati nella pietra, con un saliscendi continuo: non è terreno da passeggino né da sedia a rotelle.
Prenotazione non serve per chi va da solo, il biglietto si fa alla cassa o online. È obbligatoria per i gruppi dai 30 in su, con cinque giorni di anticipo.
Contatti
Dove si trova
Bomarzo · Lazio
Appunti
- Orari dichiarati dal sito ufficiale: aperto tutti i giorni dell'anno con orario continuato, chiuso solo il 25 dicembre. Da marzo a settembre 9:00-19:00, a ottobre 9:00-18:00 con l'ora legale e 9:00-17:00 con quella solare, da novembre a febbraio 9:00-17:00. L'ultimo ingresso è un'ora prima della chiusura, e va contato: due ore di visita vogliono dire entrare per tempo
- Il biglietto è 15 euro, 9 dai 4 ai 13 anni, gratis sotto i 4 e per chi ha un'invalidità al cento per cento certificata. Non c'è ridotto per gli adulti
- Perché le statue stanno storte. Non sono state portate lì: erano lì. Vicino fece scolpire i massi di peperino affioranti nel bosco dove stavano, uno per uno, e il percorso passa da un masso all'altro seguendo il terreno. È la ragione per cui le figure non hanno una scala comune e non guardano tutte dalla stessa parte, e la ragione per cui il posto non somiglia a nessun altro giardino del Cinquecento
- Le iscrizioni sono metà del bosco. Sul labbro dell'orco, dove si entra e dentro c'è un tavolo di pietra, sta scritto "OGNI PENSIERO VOLA". Sulla casa pendente, costruita storta su un masso inclinato e dentro la quale si perde l'equilibrio, sta scritto "ANIMUS QUIESCENDO FIT PRUDENTIOR ERGO", l'animo riposando diventa più saggio. Alla panca etrusca l'invito è in versi: "Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder maraviglie alte et stupende, venite qua dove son faccie horrende, elefanti, leoni, orsi, orchi et draghi". Nessuno sa con certezza in che ordine vadano lette, ed è parte del gioco
- Quello che si incontra, più o meno nell'ordine: le due sfingi all'ingresso, il mascherone di Proteo con il globo in testa, il mausoleo, Ercole che squarta Caco, la tartaruga con la Vittoria sul guscio e la balena, Pegaso, il ninfeo con le tre Grazie, il teatro, la casa pendente, il piazzale dei vasi, la ninfa che dorme, Cerere, l'elefante con la torre e il legionario nella proboscide, il drago, l'orco, la panca etrusca, Proserpina, il piazzale delle pigne, Echidna e i leoni, e in cima il tempietto
- Il filo etrusco, che è quello di questo viaggio. Il mausoleo è scolpito a forma di tomba etrusca e la panca si chiama etrusca da sempre: Vicino Orsini aveva le tombe vere nei suoi boschi, scavate nello stesso peperino, e se le è messe in giardino. Nella stessa pietra che a Civita Castellana diventa le necropoli falische scavate nelle pareti delle forre, qui un signore del Cinquecento ci scava dei mostri. È il salto di duemila anni fatto sullo stesso materiale, ed è il motivo per cui questa mezza giornata sta bene dentro un viaggio sui popoli di prima di Roma anche se il bosco con loro non c'entra
- I trecento anni di buio. Morto l'ultimo degli Orsini il bosco fu lasciato andare e ci restò fino agli anni Cinquanta. Nel 1954 lo comprarono Giancarlo e Tina Severi Bettini, lo riaprirono e ci passarono il resto della vita a restaurarlo: la lapide che li ricorda sta dentro il tempietto, che è l'ultima cosa che si incontra
- Dalí e Antonioni. Salvador Dalí ci venne nel 1948, si fece fotografare in posa fra le statue e lo definì un'invenzione storica unica; Michelangelo Antonioni ci girò nel 1950 un documentario, "La villa dei mostri". Sono i due passaggi che hanno rimesso Bomarzo sulle carte, e spiegano perché di un giardino manierista si parli come di un posto surrealista
- Le donne di ceramica in mezzo agli alberi. Fra i mostri di pietra si incontra un gruppo di Nane di Niki de Saint Phalle, sdraiate su un disco blu. Non stonano: Bomarzo è uno dei posti da cui è nato il suo Giardino dei Tarocchi di Capalbio, insieme al parco Güell di Gaudí, e il parco le ha ospitate almeno dal festival "In Arte Vicino" dell'estate 2023, quello dei cinquecento anni di Vicino Orsini. Se quelle opere siano rimaste o vadano e vengano non è dichiarato da nessuna parte.
- La piramide etrusca, che sta altrove e non c'entra con il biglietto. È un monolite di peperino alto una quindicina di metri, con gradini e canalette scavati fino a una piattaforma in cima, e lo chiamano anche il sasso del predicatore: un altare, quasi certamente. Si raggiunge a piedi in una mezz'ora dal campo sportivo di Bomarzo, il sentiero è gratuito e poco segnato. È mezza giornata a parte, non un'aggiunta a questa.


