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Falerii Novi e l'abbazia di Santa Maria di Falleri
due chilometri di mura romane quasi intatte in mezzo ai campi, e sotto i campi la città
Nel 241 a.C. i Romani rasero al suolo Falerii Veteres, che stava sullo sperone di tufo dove oggi c'è Civita Castellana, e ai Falisci superstiti costruirono una città nuova sei chilometri più in là: in piano, in mezzo ai campi, senza forre intorno a difenderla. Era una punizione travestita da concessione, e si chiama Falerii Novi. La cosa sorprendente è che c'è ancora. Duemilacento metri di mura di tufo rosso a blocchi squadrati, una cinquantina di torri quadrate, un fossato sul lato orientale, e la Porta di Giove con la testa del dio sulla chiave dell'arco. Dentro le mura non c'è nessun paese: c'è un prato, l'abbazia cistercense di Santa Maria di Falleri e quasi niente altro in piedi. Sotto il prato però c'è la città intera, e dal 2020 si sa esattamente com'era fatta.
Come arrivarci
- Il sito sta a metà della strada fra Civita Castellana e Fabrica di Roma, sulla provinciale Faleriense, la SP27: cinque chilometri scarsi dall'una e dall'altra
- Dalla provinciale si stacca una stradina asfaltata; dopo un trecento metri se ne stacca uno sterrato, ed è quello che porta all'ingresso
- Il piazzale più vicino all'ingresso è a 42.302553, 12.352221, circa duecentosessanta metri dalla Porta di Giove. OpenStreetMap ne conosce solo un altro, a 42.305499, 12.347054, che è ottocento metri più indietro: quello buono non lo segna nessuno
- Il parcheggio è gratuito e segnalato con la P, dal lato opposto della strada rispetto all'ingresso
- Lo sterrato finisce davanti alla Porta di Giove e si entra da lì: non c'è un cancello, non c'è una biglietteria, e sotto l'arco si vede già il viale di pini con l'abbazia in fondo
- Intorno alle mura si cammina su prato e terra battuta: due chilometri di perimetro, in piano, ma senza un metro d'ombra
Informazioni pratiche
Durata due o tre ore per il giro delle mura e l'abbazia; mezza giornata piena volendo aggiungere l'anfiteatro e le necropoli, che stanno fuori dalla cinta.
Prezzo gratuito
Quando andarci tutto l'anno, l'abbazia solo nel fine settimana
Adatto a tutti, e ai bambini più che altrove, perché dentro le mura c'è un prato intero e nessuna transenna. Non c'è ombra e non c'è acqua: d'estate ci si va la mattina.
Prenotazione non serve, il sito è all'aperto e non ha biglietteria.
Contatti
Dove si trova
Fabrica di Roma · Lazio
Appunti
- Chi erano i Falisci. Non erano etruschi, anche se da fuori lo sembravano. Parlavano il falisco, una lingua italica del ramo latino-falisco, cioè molto più vicina al latino che all'etrusco. Stavano sulla riva destra del Tevere, fra i monti Cimini e i Sabatini, e il loro centro era Falerii Veteres. Politicamente e culturalmente però vivevano dentro il mondo etrusco: alleati di Veio contro Roma, alfabeto derivato da quello etrusco, ceramiche che si confondono con quelle di Cerveteri. È la ragione per cui il museo di Civita Castellana si chiama dell'Agro Falisco e non dell'Etruria, e il posto per capire quella differenza è questo
- Il georadar del 2020. Un gruppo delle università di Cambridge e Gand guidato da Martin Millett ha passato l'intera area dentro le mura con il georadar e ha ricostruito la pianta della città senza scavare: terme, botteghe, condutture, un teatro, un tempio di cui nessuno sapeva niente. È la prima città romana letta per intero a quella risoluzione. La pianta è qui sotto in galleria, e vale la pena guardarla prima di partire, perché cambia quello che si vede: il campo vuoto dentro le mura non è vuoto
- L'abbazia apre il sabato, la domenica e i festivi dalle 10 alle 13, e il comune di Fabrica di Roma ha confermato che quell'orario non ha stagione: vale tutto l'anno. Dentro ci sono le volontarie, che raccontano la storia del posto, e l'ingresso è gratuito. Il sito archeologico invece non chiude mai, quindi arrivando fuori orario si perde l'abbazia e non le mura
- Cosa si vede dentro le mura. Poco in piedi e molto per terra: le tracce del foro e quelle del teatro. Fuori dalla cinta restano i resti dell'anfiteatro e le necropoli scavate nel tufo. La via Amerina attraversava la città da parte a parte, entrando dalla Porta di Giove, a 42.300497, 12.353858, e uscendo dalla Porta di Bove, a 42.297242, 12.362278: camminare da una all'altra vuol dire percorrere il decumano
- Il portale dell'abbazia. Santa Maria di Falleri è del XII secolo, romanica e cistercense insieme, e il suo portale è opera dei Cosmati, la famiglia di marmorari romani. Sono gli stessi che sei chilometri più in là hanno lasciato il portico del duomo di Civita Castellana, del 1210. Le fonti non concordano su quale dei Cosmati abbia fatto cosa, ma la bottega è quella: chi vede i due portali nello stesso giorno riconosce la mano
- Fuori dalle mura, verso il Treja, c'è la necropoli del Cavo degli Zucchi: si raggiunge a piedi e allunga il giro di una buona ora
Foto: Verdonck, Launaro, Vermeulen e Millett, Antiquity 94/375 (2020), CC BY 4.0; base aerea Google Earth


