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I Musei Vaticani e la Cappella Sistina
una mattina intera di corridoi per arrivare a una stanza sola, e la stanza vale tutti i corridoi
I Musei Vaticani non sono un museo: sono un palazzo attraversato da un flusso a senso unico che comincia su viale Vaticano e finisce, dopo un paio d'ore di corridoi, dentro la Cappella Sistina. Non si sceglie il percorso e non si torna indietro, e questo cambia il modo di visitarli: quello che conta non è decidere cosa vedere, ma decidere dove fermarsi, perché la corrente porta avanti e le sale che si attraversano di fretta sono le stesse per cui altrove si farebbe un viaggio. Il Nilo di marmo con i sedici putti, il Laocoonte, centoventi metri di carte geografiche dipinte in cui si cammina lungo l'Appennino, la Stanza della Segnatura: tutto questo è la strada, e alla fine della strada c'è la stanza dove Michelangelo ha passato quattro anni con la testa rovesciata all'indietro. Poi si scende la scala a doppia elica di Momo, si esce, e nel pomeriggio si può entrare in San Pietro, che è gratis e non c'entra niente con il biglietto dei Musei.
Come arrivarci
L'ingresso dei visitatori è su viale Vaticano, sul lato nord della Città del Vaticano, e non ha niente a che vedere con piazza San Pietro, che sta dall'altra parte.
- Metropolitana linea A, fermate Ottaviano o Cipro, poi si cammina. Ci sono anche il tram 19 e gli autobus 49 (che ferma proprio nel piazzale davanti ai Musei), 32, 81 e 982 a piazza del Risorgimento, 492 e 990 in via Leone IV
- In auto è sconsigliato dagli stessi Musei, che dichiarano spazi di parcheggio limitati nella zona. Con un camper non se ne parla proprio: si sta dentro Roma, e vale la regola di tutta la città, mezzo fermo in area di sosta e mezzi pubblici
- Attenzione a una truffa nota, su cui avverte il sito della Basilica: non esiste nessuna tassa vaticana sul trasporto pubblico da e verso San Pietro
- L'unico sito ufficiale per i biglietti è tickets.museivaticani.va. I Musei stessi mettono in guardia dai domini simili al loro, che applicano prezzi molto più alti
- Fra l'uscita dei Musei e piazza San Pietro si cammina lungo le mura per un quarto d'ora buono: se si vuole fare tutto in giornata, conviene mettere in conto quel pezzo di strada e una pausa in mezzo
Informazioni pratiche
Durata mezza giornata è la misura giusta. Noi ci abbiamo messo due ore e mezza, camminando senza correre ma fermandoci poco: è il minimo per arrivare in Sistina avendo guardato qualcosa. I Musei non dichiarano nessuna durata, né minima né consigliata, e nemmeno i "sette chilometri di sale" di cui parlano tutte le guide, che sul sito ufficiale non compaiono da nessuna parte.
Prezzo 20 euro, 10 dai 7 ai 18 anni, gratis sotto i 7, più 5 euro a biglietto per prenotare
Quando andarci tutto l'anno, chiuso la domenica tranne l'ultima del mese
Adatto a ai bambini sì, ma sapendo che è lungo e che si sta in piedi. I passeggini entrano e il Corpo di Custodia indica il percorso più agevole e gli ascensori; ci sono fasciatoi, una sala per l'allattamento e seggioloni in qualche area ristoro. La climatizzazione è dichiaratamente limitata, e d'estate si sente.
Prenotazione non è obbligatoria, chi non prenota compra alla biglietteria senza il supplemento. Ma conviene, e non per saltare la fila: interrogando il portale ufficiale il 10 settembre 2026 il biglietto per quattro persone risultava esaurito fino a circa sei settimane avanti. Il calendario si apre con circa centocinquanta giorni di anticipo. I biglietti non sono rimborsabili e non si cambiano, né di data né di ora né di nome.
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Dove si trova
Città del Vaticano
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Appunti
- Orari, e attenzione perché sono cambiati: da lunedì a sabato i Musei aprono 8:00-20:00, con ultimo ingresso alle 18:00 e uscita dalle sale mezz'ora prima della chiusura. Le guide che dicono 9-18 sono vecchie, e le aperture serali separate non esistono più: l'orario ordinario ci arriva già. Chiuso la domenica, tranne l'ultima del mese, e nelle feste vaticane (1 e 6 gennaio, 11 febbraio, 19 marzo, 6 aprile, 1 maggio, 29 giugno, 14 e 15 agosto, 8, 25 e 26 dicembre)
- L'ultima domenica del mese si entra gratis, 9:00-14:00 con ultimo ingresso alle 12:30. Non si prenota: si fa la coda, e infatti in quelle date il biglietto d'ingresso non compare proprio nel portale. Non vale se cade a Pasqua, il 29 giugno, il 25, il 26 o il 31 dicembre
- Prezzi: intero 20 euro, ridotto 10 dai 7 ai 18 anni (e per gli studenti universitari fino ai 25), gratis sotto i 7 anni compiuti, che non vanno nemmeno contati nella prenotazione. Nessuna riduzione per gli over 65 e nessuna tariffa famiglia: quella che si legge sul sito riguarda Castel Gandolfo. Il supplemento di prenotazione è 5 euro per biglietto e non per prenotazione, quindi due adulti e due ragazzi passano da 60 a 80 euro: un terzo in più
- Il divieto di fotografare in Cappella Sistina. Il regolamento dice che, fatta eccezione per la Sistina, si può fotografare "per fini esclusivamente personali e domestici"; dentro la Sistina è vietato scattare foto e filmare con qualsiasi tipo di dispositivo elettronico, ed è vietato anche l'uso del cellulare. Il personale può chiedere di cancellare sul posto quello che si è ripreso. In Basilica di San Pietro invece si fotografa, senza flash
- Come ci si veste. Spalle e ginocchia coperte, niente canottiere, niente scollature, niente pantaloncini sopra il ginocchio, niente minigonne, e il cappello va tolto. Vale per i Musei, per la Sistina, per la Basilica e per i Giardini. La regola è scritta senza eccezioni di età
- Il guardaroba è gratuito e ci si depositano zaini e bagagli ingombranti, coltelli, forbici, ombrelli col puntale, bastoni, cavalletti e videocamere. Ma il desk di riconsegna sta ai piedi della Scala di Momo, cioè all'uscita, dalla parte opposta a piazza San Pietro: chi prosegue in Basilica non deve lasciarci niente, perché tornerebbe indietro per un'ora. In Basilica il deposito bagagli non c'è
- Non c'è il Wi-Fi, in nessuna area, per ragioni di sicurezza dichiarate. Non si mangia e non si beve nelle sale, non si fuma da nessuna parte, e i cani non entrano tranne quelli guida
- Il Laocoonte e il braccio sbagliato. Fu ritrovato il 14 gennaio 1506 in una vigna sul colle Oppio, sopra la Domus Aurea; Giulio II mandò Giuliano da Sangallo a controllare, e con lui andò Michelangelo. Lo comprò subito, ed è la pietra di fondazione delle collezioni vaticane. Il braccio destro mancava, e per quattro secoli e mezzo gliene misero uno teso verso l'alto, prima in terracotta e poi in marmo. Nel 1906 Ludwig Pollak ritrovò a Roma il braccio vero: era piegato. Fu rimontato solo verso il 1960
- La Sala Rotonda è la copia settecentesca del Pantheon fatta da Michelangelo Simonetti, finita nel 1779, e al centro ha una tazza monolitica di porfido rosso di tredici metri di circonferenza. La tradizione la dice presa dalla Domus Aurea di Nerone; la scheda ufficiale dei Musei è più prudente e dice solo che doveva ornare un grande spazio pubblico della Roma imperiale. Il pavimento è un assemblaggio di mosaici del III secolo trovati a Otricoli e a Sacrofano
- La Galleria delle Carte Geografiche è la cosa che nessuno si aspetta. Centoventi metri per sei, quaranta carte dipinte a partire dal 1580 su disegno del domenicano Egnazio Danti, cosmografo di Gregorio XIII. Le regioni non sono messe a caso: da una parte quelle del Tirreno e del mar Ligure, dall'altra quelle dell'Adriatico e delle Alpi, con l'Appennino a fare da spartiacque. Chi cammina in mezzo alla galleria cammina lungo l'Appennino, con l'Italia aperta a destra e a sinistra come un libro
- Le Stanze di Raffaello si attraversano al contrario. Il percorso comincia dalla Sala di Costantino, che è l'ultima dipinta e la meno sua, e finisce nella Stanza della Segnatura, che è la prima e la più sua: si vede prima la bottega e poi il maestro. Nella Segnatura, che era la biblioteca privata di Giulio II, la "Scuola di Atene" e la "Disputa del Sacramento" si guardano da parete a parete, la ragione di fronte alla fede rivelata. Raffaello ci lavorò dal 1508 alla morte, nel 1520, a trentasette anni
- La Cappella Sistina, quello che si vede sapendolo. La stanza è di Sisto IV, finita intorno al 1481, e le sue proporzioni ripetono quelle del Tempio di Salomone descritto nel Libro dei Re: non è una coincidenza, era il punto. Quando Michelangelo arrivò, nel 1508, era già tutta dipinta: le Storie di Mosè e le Storie di Cristo sulle pareti laterali, riquadro contro riquadro, le avevano fatte Perugino, Botticelli, Ghirlandaio, Rosselli e Signorelli. Lui riempì il soffitto, che era un cielo stellato: 1508-1512, cinquecentocinquanta metri quadrati, e non dipinse sdraiato, lavorava in piedi con la testa rovesciata all'indietro, e lo scrisse lui in un sonetto
- Le nove storie della Genesi corrono dall'altare verso la porta, in ordine cronologico. Chi entra le incontra quindi al contrario, dall'ultima alla prima: si cammina indietro nel tempo verso la Creazione, e la Creazione di Adamo è la quarta della fila. Intorno, sette Profeti e cinque Sibille, cioè profeti d'Israele e profetesse pagane messi sullo stesso registro
- Il Giudizio universale è di venticinque anni dopo, 1536-1541, e per farlo Michelangelo distrusse tre affreschi del Perugino e due lunette sue. Sono più di quattrocento figure, alte due metri e mezzo in cima e un metro e mezzo in basso, perché la prospettiva è corretta per chi guarda dal pavimento. Nella pelle scorticata che san Bartolomeo tiene in mano si riconosce un autoritratto deformato di Michelangelo, ed è una lettura moderna e non una firma; in basso a destra Minosse con le orecchie d'asino è Biagio da Cesena, il maestro delle cerimonie che aveva detto che l'affresco era roba da osteria
- I braghettoni. Il 21 gennaio 1564 il Concilio di Trento dispose di coprire le nudità; Michelangelo morì il 18 febbraio dello stesso anno, e l'incarico andò a Daniele da Volterra, che per questo si prese quel soprannome. Nel restauro del 1980-1994 le braghe più tarde sono state tolte e quelle cinquecentesche di Daniele sono rimaste, perché ormai fanno parte della storia dell'opera. Quel restauro è anche la ragione per cui i colori della Sistina non somigliano a nessuna riproduzione anteriore agli anni Ottanta, e la polemica su quanto sia stato tolto non si è mai chiusa del tutto
- La scala non è quella del Bramante. Quella che si scende all'uscita è la Scala Elicoidale di Giuseppe Momo, del 1932, ed è doppia: due rampe intrecciate che non si incontrano mai, così chi sale non incrocia chi scende. La scala del Bramante vera è del 1505, sta nel Palazzetto del Belvedere, è una rampa sola percorribile a cavallo e non è sul percorso normale di visita
- La Sfera con Sfera nel cortile della Pigna è di Arnaldo Pomodoro, quattro metri di diametro, collocata lì nel 1990. Gira lentamente, mossa dal vento. La sfera esterna è liscia e perfetta, quella dentro è spaccata e corrosa: Pomodoro parlava delle crepe e del potenziale distruttivo del nostro tempo. È morto il 23 giugno 2025
- La pigna di bronzo che dà il nome al cortile è romana, del I o II secolo, alta quasi quattro metri, firmata da Publio Cincio Salvio. Faceva da fontana, probabilmente al tempio di Iside in Campo Marzio: l'acqua usciva dalle scaglie. Stette per secoli nel quadriportico della vecchia basilica di San Pietro, e Dante la nomina nell'Inferno per dare la misura della faccia di Nembrot. I due pavoni ai lati sono copie: gli originali, di età adrianea e probabilmente dal Mausoleo di Adriano, stanno al chiuso nel Braccio Nuovo
- San Pietro, il pomeriggio. L'ingresso è gratuito e la prenotazione non serve; si paga solo se si vuole la garanzia di una fascia oraria, che costa 7 euro e comprende l'audioguida. I controlli di sicurezza sono obbligatori per tutti, nell'emiciclo destro della piazza guardando la basilica, e i giorni peggiori sono il mercoledì, quando c'è l'udienza, e la domenica, per l'Angelus di mezzogiorno. Le Grotte Vaticane si visitano gratis
- La Cupola, se si ha ancora fiato: 22 euro con l'ascensore, 17 con le scale, e in tutti e due i casi il biglietto comprende la basilica. Sono 551 gradini in tutto, che diventano 320 se si prende l'ascensore, perché l'ascensore arriva solo al terrazzo. Sconsigliata a chi ha problemi cardiaci o respiratori, vertigini o claustrofobia. Orario 7:00-18:00 d'estate
- Il colonnato del Bernini è del 1657-1667: 284 colonne su quattro file, alte sedici metri, e 140 statue di santi in cima, alte 3,10 metri, cioè all'incirca la metà di quelle in cima alla facciata. Il gesto da fare in piazza è cercare per terra, fra l'obelisco e ciascuna delle due fontane, la lastra di marmo bianco con il disco di granito e la scritta CENTRO DEL COLONNATO: sono i due fuochi dell'ellisse, e mettendosi esattamente lì le quattro file di colonne si allineano e se ne vede una sola
- L'obelisco è egiziano, viene da Eliopoli, non ha geroglifici e lo portò a Roma Caligola nel 40 dopo Cristo per la spina del circo dove poi Pietro fu ucciso. Sisto V lo fece spostare al centro della piazza: tredici mesi di preparativi e poi, il 10 settembre 1586, novecento uomini, settantacinque cavalli e quaranta argani. È l'unico obelisco di Roma che non è mai caduto
- Sulla facciata di Maderno ci sono tredici statue alte quasi sei metri: il Cristo Redentore al centro, san Giovanni Battista e undici apostoli. Manca Pietro, e non per dimenticanza: sta in basso, davanti alla scalinata, perché la basilica è sua
- Come abbiamo fatto il biglietto. Online, due settimane prima, appoggiandoci a uno dei tour operator che hanno l'ufficio in via Germanico, a Prati. Costa un po' più del biglietto ufficiale, perché al prezzo dei Musei si aggiunge il margine di chi rivende, ma il servizio fa saltare la coda, e per noi il supplemento vale quello che costa. Non è la stessa cosa contro cui mettono in guardia i Musei: lì si parla di domini che si fingono il sito ufficiale, qui di un'agenzia con l'insegna in strada che vende dichiaratamente un servizio. Chi vuole spendere il meno possibile compra su tickets.museivaticani.va, e allora deve muoversi con molto anticipo


