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Il Cimitero Acattolico di Roma
il prato sotto la Piramide dove Roma seppelliva chi non poteva stare in terra consacrata, e dove sono finiti Keats, Shelley e Gramsci
Il diritto canonico non permetteva di seppellire in terra consacrata chi non era cattolico, e a Roma di stranieri non cattolici ne morivano parecchi: pittori tedeschi, poeti inglesi, diplomatici prussiani, ortodossi russi, ebrei, chiunque fosse arrivato per il Grand Tour e non fosse più ripartito. Dal 1716 il papa cominciò a concedere, caso per caso, che li si seppellisse qui: in un prato fuori dall'abitato, addossato alle Mura Aureliane, sotto la piramide di un magistrato romano morto prima di Cristo. Fuori vista, insomma. Il risultato, tre secoli dopo, è il posto più tranquillo di Roma: un giardino a terrazze in mezzo al Testaccio dove non si sente il traffico, con i cipressi, i gatti che dormono sulle lapidi, e dentro Keats, Shelley, Gramsci, Gadda, Camilleri, il figlio di Goethe e molti, molti altri. Ci si entra lasciando cinque euro al banco all'ingresso e ci si esce dopo un'ora e mezza senza essersi accorti del tempo.
Come arrivarci
Il cimitero non sta su piazzale Ostiense, dove sbucano la metropolitana e la Piramide: l'ingresso è dall'altra parte del monumento.
- L'indirizzo è via Caio Cestio 6, una traversa di via Marmorata sul lato nord della Piramide. Il cancello sta sulla sinistra a metà della strada, e non è appariscente
- Metropolitana linea B, fermata Piramide, e la stessa fermata serve i treni di Roma Ostiense. Passano anche il tram 3 e gli autobus 23, 30, 60, 75, 83, 95, 175 e 280
- Con il camper non ci si va: si sta dentro l'anello del traffico limitato di Roma, le strade del Testaccio sono strette e non c'è dove lasciare un mezzo lungo. Il modo giusto è quello di tutta Roma, cioè mezzo fermo in area di sosta e metropolitana
- Appena dentro il cancello, sulla sinistra, c'è il Centro Visitatori: ci sono i volontari, la mappa del cimitero in vendita e la banca dati delle sepolture da consultare. Serve se si è venuti per una tomba precisa. Ma qui si possono fare due visite diverse, e l'altra è quella di chi non cerca nessuno: si entra e ci si perde fra i nomi, illustri e meno illustri, di gente che ha segnato la sua epoca e che adesso sta qui a dire soltanto che c'è passata
- La colonia felina non si raggiunge da dentro: sta in viale del Campo Boario, dall'altra parte della Piramide, e ci si scende da una cancellata sul fianco del monumento
Informazioni pratiche
Durata un'ora e mezza per il giro con calma, che è quello che il posto chiede. Chi vuole solo Keats e Shelley se la cava in mezz'ora, ma sarebbe come andare a un concerto per due note.
Prezzo contributo volontario di 5 euro a persona
Quando andarci tutto l'anno
Adatto a a tutti, bambini compresi, purché si accetti che è un cimitero vero e ci si comporti di conseguenza. I minori devono essere accompagnati da un adulto, e i cani non entrano. Il cimitero dichiara barriere architettoniche e un piano di calpestio irregolare a tratti, e consiglia scarpe comode: la Parte Nuova è a terrazze e con gli scalini. Se sia percorribile con una sedia a rotelle o con un passeggino non è dichiarato da nessuna parte.
Prenotazione non serve per chi va da solo o in famiglia, si entra e basta. È obbligatoria per i gruppi, con il modulo sul sito e non per telefono, e va chiesta con qualche settimana di anticipo. Il cimitero non organizza visite guidate proprie: ogni gruppo deve portarsi il suo capogruppo o la sua guida, al massimo quattordici persone più chi accompagna, e i gruppi sotto i sedici anni non sono ammessi.
Contatti
Dove si trova
Roma · Lazio
Si parte da
Appunti
- Orari dichiarati dal sito ufficiale: da lunedì a sabato 9:00-17:00, domenica e festivi 9:00-13:00, con ultimo ingresso mezz'ora prima della chiusura. Chiuso il 1 e il 6 gennaio, quindici giorni intorno a Ferragosto, e l'8, il 24, il 25, il 26 e il 31 dicembre; chiusura anticipata alle 13:00 a Pasqua e Pasquetta, il 25 aprile, il 1 maggio, il 2 e il 29 giugno. Il cimitero avverte che può chiudere senza preavviso per maltempo o per ragioni di sicurezza
- Il contributo è di cinque euro a persona, si lascia al personale il giorno della visita e serve alle spese di gestione. Tre pagine del sito lo chiamano volontario e suggerito, la pagina delle domande frequenti scrive che è richiesto: l'importo comunque è lo stesso dappertutto
- Le fotografie si fanno, ma non si pubblicano. È la regola più netta del posto e conviene saperla prima: il regolamento dice che si possono fare due o tre fotografie per ricordo, che riprese e scatti sono permessi solo per uso strettamente personale, e che non è consentito pubblicare fotografie o filmati del cimitero senza il consenso dell'amministrazione. L'autorizzazione l'abbiamo chiesta: se arriva, le nostre fotografie di dentro le trovate qui. Per ora ci sono i gatti, che di lapidi non ne mostrano
- Le altre regole, e sono poche e sensate: il cimitero è proprietà privata e luogo di sepoltura in funzione, ci si veste e ci si comporta con rispetto, non si mangia, non si beve, non si fuma, non si accendono candele, non ci si siede né ci si appoggia alle tombe, e i cani restano fuori
- La tomba di John Keats, nella Parte Antica, non porta il suo nome. Dice che questa tomba contiene tutto quello che era mortale di un giovane poeta inglese che, sul letto di morte, nell'amarezza del suo cuore per il potere maligno dei suoi nemici, volle che su questa pietra fossero incise queste parole: "Here lies One Whose Name was writ in Water". Sopra c'è una lira greca con le corde spezzate. Due cose che quasi nessuno sa: la data scolpita è sbagliata, dice 24 febbraio 1821 e Keats morì il 23; e la frase sui nemici non è sua, la vollero gli amici Joseph Severn e Charles Brown, che poi se ne pentirono. Severn è sepolto accanto a lui, con una lapide identica, e fra le due c'è la pietra piccola di Arthur, suo figlio, morto a otto mesi
- La tomba di Percy Bysshe Shelley sta invece nella Parte Nuova, contro le Mura Aureliane, e contiene le sue ceneri: annegò nel golfo di La Spezia nel 1822 e fu bruciato sulla spiaggia. L'epitaffio è COR CORDIUM, cuore dei cuori, e sotto ci sono tre versi del canto di Ariel dalla "Tempesta" di Shakespeare. La scelse Edward John Trelawny, l'amico che gli comprò anche il posto accanto e che ci sta dal 1881
- L'Angelo del dolore è la scultura per cui vale la pena entrare anche senza sapere niente del resto. La scolpì William Wetmore Story nel 1894 per la tomba della moglie Emelyn, fu la sua ultima opera importante, e morì l'anno dopo e ci finì dentro anche lui. Gli angeli funerari stanno in piedi e indicano il cielo; questo è crollato sull'altare, con le ali cadenti e la faccia nascosta fra le braccia. Non parla del morto: parla di chi resta. Il Guardian lo chiama una delle immagini più copiate al mondo, e le copie documentate stanno a Stanford, a Brooklyn e a New Orleans
- Antonio Gramsci è qui e non al Verano per una ragione di famiglia e non di laicità: gli Schucht, la famiglia della moglie Giulia e della cognata Tatiana, erano cittadini sovietici di confessione ortodossa. Le ceneri arrivarono nel settembre 1938. Sul cippo davanti alla stele L'Osservatore Romano ha segnalato un errore rimasto lì da ottantotto anni: CINERA invece di "cineres", che è la forma latina giusta per "ceneri"
- Il figlio di Goethe. August von Goethe morì a Roma nel 1830, a quarant'anni, durante il suo viaggio in Italia. Sulla lapide c'è un ritratto a medaglione scolpito da Bertel Thorvaldsen, e l'iscrizione GOETHE FILIVS PATRI ANTEVERTENS, il figlio di Goethe che precede il padre. Il vecchio Goethe gli sopravvisse di due anni e avrebbe voluto essere sepolto qui anche lui: sta a Weimar
- Gli altri, in ordine sparso: Carlo Emilio Gadda, le cui ceneri sono state traslate qui nel 2000 per sua volontà; Andrea Camilleri, dal 2019; Giorgio Napolitano, dal 2023; il pittore russo Karl Brjullov; l'architetto Gottfried Semper; il pittore tedesco Hans von Marées; il poeta beat Gregory Corso, che aveva chiesto di stare vicino a Shelley e c'è riuscito; l'abolizionista afroamericana Sarah Parker Remond; lo svedese Johan David Åkerblad, che lavorò alla decifrazione della Stele di Rosetta; il ballerino Lindsay Kemp, maestro di David Bowie. E sir James MacDonald, la cui tomba fu disegnata da Piranesi
- La Piramide di Caio Cestio. È la tomba di Gaio Cestio Epulone, uno dei sette che curavano i banchetti sacri, costruita fra il 18 e il 12 avanti Cristo: la data si stringe fra una legge contro il lusso del 18 e la morte di Agrippa nel 12, che il testamento di Cestio nomina fra i beneficiari. Alta 36,40 metri su una base quadrata di 29,50, rivestita di marmo di Luni. Cestio volle per testamento che fosse finita in trecentotrenta giorni, pena la perdita dell'eredità per gli eredi, e la clausola sta incisa sul lato est. Non ha l'inclinazione delle piramidi di Giza: sale a circa 68 gradi invece dei 52 di quelle, ed è per questo che sembra appuntita. Si è salvata perché nel III secolo Aureliano la inglobò nelle Mura come un bastione, e un edificio militare in uso nessuno lo spoglia del marmo
- La Piramide si visita, ma è un'altra cosa. Non si entra dal cimitero: l'ingresso è dall'altra parte, e le aperture le decide la Soprintendenza Speciale di Roma. Dopo il restauro con i fondi del PNRR è stato annunciato un ciclo di aperture gratuite su prenotazione via Eventbrite fino al 31 ottobre 2026, turni di quarantacinque minuti
- I gatti. La colonia sta all'ombra della Piramide e i gatti passano nel cimitero. È nata nel 1984 quasi per caso, da Matilde Talli, che ottenne dalla Soprintendenza il permesso di fare un rifugio nell'area archeologica; oggi la gestisce l'associazione ARCA - Gatti della Piramide, sono una cinquantina, e si visitano dalle 14:00 alle 16:00 tutti i giorni, festivi compresi. La pagina delle domande frequenti del cimitero ricorda che una colonia di gatti qui c'era già nel 1850
- Porta San Paolo, cioè l'antica Porta Ostiense, è a cinquanta metri: da lì partiva la strada per il porto di Ostia. Aveva due fornici fra due torri semicircolari, e fra il 401 e il 403 Onorio la ridusse a un arco solo e rialzò le torri con i merli. Dentro la porta c'è il Museo della Via Ostiense, con il plastico dell'antica Ostia. Il 10 settembre 1943 fu qui l'ultimo tentativo dell'esercito italiano di fermare l'occupazione tedesca di Roma, e sulle mura ci sono le lapidi che lo ricordano
- Attenzione a non confonderlo con il Rome War Cemetery, che sta a poche centinaia di metri, in via Nicola Zabaglia, dall'altra parte del Monte dei Cocci. Quello è un cimitero militare del Commonwealth, aperto il 3 giugno 1944 subito dopo la liberazione di Roma, con 426 sepolture e le file di lapidi tutte uguali. Chi cerca "il cimitero degli inglesi" rischia di finire nell'altro. L'unico legame vero sono sette tombe di guerra del Commonwealth che stanno dentro il cimitero acattolico, sei della Prima guerra mondiale e una della Seconda


